Russa versione

Testi

Frammenti tradotti

Sergej Dovlatov

Taccuini

Traduzione dal russo: Laura Salmon
Palermo, Sellerio. 2016

dettagli

Traduzione: Laura Salmon

Charms diceva:
– Il mio numero di telefono è semplice: 32-08. È facile da ricordare: trentadue denti e otto dita.

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Per caso una volta incontro il poeta Aleksandr Škljarinskij con un giaccone
d’importazione foderato di pelliccia.
– Splendido giaccone, – gli dico.
– Sì, – dice Škljarinskij, – me l’ha regalato Viktor Sosnora e io, in cambio,
gli ho dato sessanta rubli.

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Una volta Škljarinskij e Il’ja Dvorkin erano fuori a fare due passi. Chiacchieravano di svariati argomenti, comprese le donne: Škljarinskij in tono romantico, Dvorkin con la sua tipica schiettezza. Škljarinskij perde la pazienza:
– Ma che modi sono? Sempre e solo scopato e scopato. Ma non potresti esprimerti in modo un po’ più decoroso?
– E come?
– Poniamo, «lui è stato con lei», oppure «loro si sono messi insieme...».
Continuano a passeggiare e a chiacchierare. Škljarinskij domanda:
– A proposito, che rapporti hai con Larisa M.?
– Sono stato con lei, – risponde Dvorkin.
– In che senso? Te la sei scopata o no? – reagisce Škljarinskij.

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Mia moglie chiede ad Ar’ev:
– Andrej, non capisco, ma tu fumi?
– Vedi, – dice Ar’ev, – io mi metto a fumare solo quando bevo. E siccome bevo in continuazione, molti pensano erroneamente che io fumi.

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Da giovane Bitov aveva un atteggiamento aggressivo. Soprattutto quando non beveva. Una volta aveva preso a pugni il poeta Voznesenskij. Non era la prima volta che succedeva una cosa del genere, così Bitov era stato convocato davanti alla Commissione politica. Non era in una bella posizione.
E così Bitov ha pronunciato un discorso. Ha detto:
– Ascoltatemi bene e prendete una decisione obiettiva. Prima però sentite come sono andate le cose. Vi racconto com’è accaduto, così capirete. Infatti, sono innocente e presto sarà chiaro a tutti. È importante però che ascoltiate come sono andate le cose.
– Beh, e come sono andate le cose? – hanno chiesto i membri della Commissione.
– Sono andate così. Entro al bar del Kontinental’, là c’è Andrej Voznesenskij. Ora ditemi voi, – ha esclamato Bitov, – avrei potuto non dargli un pugno in faccia?!

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Vol’f diceva:
– È normale andare da qualcuno se sei stato invitato. È terribile andare da qualcuno se non sei stato invitato, ma la cosa migliore è quando ti invitano e non ci vai.

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Una volta io e Vol’f eravamo alla sauna a vapore, discutevamo di letteratura.
Io continuavo a elogiare la prosa americana, soprattutto Bellow. Vol’f per un po’ ascolta, poi si alza, mi passa il recipiente con l’acqua, si gira e, mostrandomi il sedere, dice:
– Guarda che bellow!

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Najman e Gubin hanno discusso a lungo su chi dei due fosse più solo.
Rejn e Vol’f si sono quasi messi le mani addosso su chi fosse più gravemente malato.
Šigašov e Gorbovskij hanno addirittura smesso di salutarsi dopo aver litigato su chi fosse meno capace di intendere e volere, cioè il meno normale.

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Telefono a Najman:
– Tolja, venga con me a trovare Lev Druskin.
– Non ne ho voglia, – dice, – è un tipo così sovietico.
– Come, sovietico lui? Si sbaglia!
– Vabbè, antisovietico, che differenza fa?

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Quando Valerij Grubin faceva il dottorato in filosofia, era seguito da un relatore scientifico. Il professore, scontento del fatto che Grubin avesse usato nella sua tesi molte parole straniere, espresse così le proprie obiezioni accademiche:
– Ma che cazzo te la tiri!?

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Grubin era arrivato da noi con una torta. Gli dico:
– Ma che bisogno c’era? Sono convenzioni antiquate...
Lui replica:
– La prossima volta porto della marijuana.

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Conversazione con un uomo di scienza:
– Esistono civiltà extraterrestri?
– Sì.
– Intelligenti?
– Intelligentissime direi.
– E perché non si fanno vive? Perché non stabiliscono un contatto?
– Ma proprio perché sono intelligenti. Che cavolo se ne fanno di noi?!

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L’accademico Teljatnikov una volta si è addormentato nel bel mezzo della propria conferenza.

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– Sai il suo numero di telefono?
– Non me lo ricordo.
– Beh, almeno all’incirca?

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Regime: divano e mangime.

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Una volta io e lo scrittore Demidenko stavamo seduti sulle casse accanto a un chiosco che vendeva birra. Aspettavamo che aprisse. Un ubriacone, ma proprio messo male, si avvicina e, rivolgendosi a noi, chiede:
– Che ore sono?
Demidenko risponde:
– Non ho un orologio.
E aggiunge:
C’est la vit!
L’ubriaco gli lancia un’occhiata sprezzante:
C’est la vit!? Ma non si dice vit!! È vie, senza la «t», deficiente!
In seguito Demidenko ricordava con entusiasmo:
– Da noi anche gli ubriaconi possono insegnare francese!

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Una volta ho spedito un manoscritto alla Literaturnaja gazeta. Ho ricevuto questa strepitosa risposta:
«Il suo racconto ci è molto piaciuto. Lo utilizzeremo quest’anno in aprile. Sebbene ci siano poche speranze.
Un saluto, Grigorij Citrinjak».

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Due cartelli in autostrada a distanza di un chilometro.
Il primo:
«Raggiungeremo e sorpasseremo l’America...».
Il secondo:
«Non fare sorpassi avventati!».

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Lo scrittore Čumandrin soffriva di stitichezza. In
gabinetto si era appeso un poster:
«Difficile non vuol dire impossibile!».

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Quanto più mi occupo di letteratura, tanto più chiaramente ne percepisco l’intrinseca fisiologia. Per mettere al mondo un bimbo o un libro, per prima cosa lo si deve concepire. E ancor prima, ci si deve congiungere, innamorarsi.
Cos’è l’ispirazione?
Penso sia molto più simile all’innamoramento di quanto si è soliti pensare.

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Famiglia: è quando, dal suono dell’acqua, capisci chi sta facendo la doccia.

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È uscito un volume di articoli di Andrej Navrozov. Apro la prima pagina:
«Introsuzione».

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Ballerina: La bella affamata.

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In America hanno avuto immenso successo le memorie del famoso banchiere Nelson Rockefeller. Non sarebbe male tradurle in russo. Potrebbero intitolarsi:
Compagni di sbanco.

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Dio mi ha concesso ciò che per tutta la vita ho continuato a chiedergli: ha fatto di me uno scrittore qualsiasi. Una volta ottenuto questo, ho realizzato che
aspiravo a qualcosa di più. Ma ormai era tardi. A Dio non si chiedono gli extra.

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Il talento è come la lussuria. Nasconderlo è difficile, simularlo ancora di più.

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Un tempo ero segretario della scrittrice Vera Fedorovna Panova. Un giorno Vera Fedorovna mi chiede:
– Secondo lei, chi scrive meglio in russo?
Probabilmente, avrei dovuto rispondere «lei», ma dico:
– Rita Kovaleva.
– Kovalela chi?
– Rajt-Kovaleva.
– La traduttrice di Faulkner, intende?
– Di Faulkner, Salinger, Vonnegut.
– Quindi Vonnegut in russo suona meglio del nostro Fedin?
– Senza alcun dubbio.
Panova ci pensa e dice:
– Ma è terribile!...
A proposito, a Gore Vidal, se non sbaglio, era successo questo. Quando era a Mosca, i moscoviti lo avevano riempito di domande su Vonnegut, entusiasti dei suoi romanzi. Gore Vidal aveva rilevato:
– I romanzi di Kurt perdono terribilmente in originale...

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Andrej Ar’ev:
«... E il naufragar m’è dolce in questo Maryland».

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Bachčanjan diceva:
– La tua denominazione è: ebreo di armenità controllata.

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Il più breve dei racconti:
«Una biondina con camicetta Gucci proferisce a una biondona con camicetta Lord & Taylor: “Ehi, Nadja, sei una stronzetta del cazzo!”».

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Tomaševskij e Serman passeggiavano in Crimea. Tomaševskij raccontava:
– Negli anni Trenta qui c’era un viale di cipressi. È arrivato Stalin e la scorta
ha deciso che dietro i cipressi potevano nascondersi degli attentatori. Hanno abbattuto i cipressi e hanno provato a piantare degli eucalipti. Purtroppo gli eucalipti non hanno attecchito...
– E com’è andata a finire?
Tomaševskij ha risposto:
– Hanno abbattuto gli agronomi...