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La rassegna del mese: Aleksej Ivanov, Pavel Krusanov, Dina Rubina, Roman Arbitman

Aleksej Ivanov. Ioburg. AST, Elena Shubina Ed., Mosca 2014
 
Aleksej Ivanov, nato e diventato scrittore negli Urali e per questo chiamato "l'eremita di Perm'", è noto al largo pubblico come autore del romanzo Il geografo si è bevuto il globo, recentemente portato sul grande schermo; tuttavia egli non intende limitarsi alla bellettristica e crea uno dopo l'altro (con una regolarità stupefacente) romanzi non-fiction ambientati in luoghi da lui personalmente conosciuti: prima nel bacino del fiume Chusovaja, poi nella regione di Perm', e in fine in tutti gli Urali; la tendenza quindi è evidente, e se un giorno nella Russia dovesse essere inventato il partito delle regioni, Ivanov potrebbe sicuramente diventarne presidente. Non sono i suoi mémoires: l'io è assente, e Ivanov non spreca una parola in merito al proprio rapporto con la città di Ekaterinburg (anche se è noto che la trama di uno dei suoi primi romanzi, Casa dello studente sul sangue versato, è ambientata a Sverdlovsk-Ekaterinburg, la città in cui l'autore studiava). Il narratore presenta la storia di Ioburg (cioè della Sverdlovsk sovietica e di una Ekaterinburg postsovietica) come una revisione degli eventi e dei fenomeni che devono essere collocati nella memoria collettiva degli abitanti del paese come un'esperienza singolare; in realtà è qualcosa di più: in sostanza siamo di fronte alla storia russa dell'ultimo trentennio raccontata attraverso la storia di una regione. I paralleli con altri romanzi di Ivanov, primi tra i quali Cuore di Parma e L'oro della rivolta sono inevitabili: Ivanov dimostra che oggi gli abitanti degli Urali non sono inferiori ai propri antenati: il territorio continua a generare personalità la cui grandezza è adeguata alla portata del paese. Uno inventa un metodo nuovo per educare i bambini (lo scrittore Krapivin), un altro sviluppa una propria tattica nella gestione degli affari (gli abitanti della città di Sverdlovsk, i quali, nel 1992, con 30000 dollari guadagnati nel Bronx, riuscirono a comprare mezza città), un terzo si butta sulle strategie politiche (e all'inizio degli anni 90 negli Urali fu istituita una repubblica non riconosciuta), un quarto, in fine, è interessato a forme poetiche (ed è per lui il capitolo dove si parla delle metamorfosi del personaggio lirico collettivo della musica rock di Ekaterinburg).
 
Ad Aleksej Ivanov è tornata utile anche la collaborazione con il noto produttore e conduttore televisivo Leonid Parfenov, con il quale alcuni anni fa realizzò il progetto Il crinale della Russia: imparò a scrivere con disinvoltura brevi saggi incentrati sui fenomeni della storia recente, e dopo essersi impadronito in modo eccellente di questo genere lo rivoluzionò: pur non essendo meno brillanti di quelle di Parfenov, le frasi di Ivanov non hanno una nota ironica, rendendo così più profondo e poliedrico lo studio del fenomeno scelto. In realtà si tratta delle novelle non-fiction, e chi avrebbe detto che i resoconti relativi ai problemi del miglioramento dell'infrastruttura cittadina ed al carattere irregolare degli investimenti nella costruzione del grattacielo "Vysotskij" potessero sembrare più coinvolgenti de Il Conte di Montecristo?
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Pavel Krusanov. Lo zar della testa. AST, Elena Shubina Ed., Mosca 2014
 
Nessuno dei romanzi di Pavel Krusanov, come per esempio Bom-Bom, Buchino americano e Morso dell'angelo, lo ha trasformato in una celebrità: è stato sin troppo facile etichettarlo come "pazzo sanpietroburghese", negargli la possibilità di una conversione per poi rilegarlo a vita nei listini brevi dei premi letterari; ciò nonostante, siamo di fronte ad uno scrittore con un singolare udito linguistico e uno speciale senso dell'umorismo, un'arguzia esoterica. Lo zar della testa è una collezione di nuovi racconti lunghi: molto superficialmente potrebbero essere classificati come dialoghi filosofici intervallati da storie di avventura che, si avvicinano a qualcosa di mistico e si svolgono in diversi ambienti che ben si adattano (o sono adeguatamente contrastanti) all'ambiente. Per inciso, Krusanov non sopporta in alcun modo la fretta; il suo modo di scrivere fa pensare, non tanto al battere dei tasti del computer quanto all’arte dell'incisione: "la giovinezza mi colpiva al cuore, ma conoscevo il valore della calma". Nelle trame dei suoi testi si trovano certi soggetti e oggetti i quali riflettono o esaminano la realtà che li circonda e possono a volte (se lo permettono le circostanze) mutare per ricavare nuove emozioni e avere un contatto più stretto ed intimo con il mondo dell'al-di-là. Il lettore di Krusanov non avrà mai nessun dubbio in merito all'idea che tra questo e quel mondo esistano dei corridoi, i quali poi non sono così difficili da scoprire. Strani reperti di origine esplicitamente sovrannaturale (come "un sacco della luce" o un barattolo con i vermi vivi) rappresentano un "prodotto naturale" del mondo creato da Krusanov.
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Pavel Krusanov. http://timeculture.ru

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Il mondo, come l'autore tenta di dimostrare, non è così semplice e volgare come lo considerano le persone sicure di averlo capito fino in fondo; uno snob pazzo come Krusanov prova nei confronti di questi "signor so tutto io" un sentimento di profonda ironia. La vera trama di questi racconti lunghi è racchiusa, non tanto nell’incontro con qualcosa di "straordinaria", quanto nel lavoro scrupoloso e minuto della ricerca del significato, una, per così dire, controrivoluzione permanente, legata al ristabilimento dello "zar": lo zar nella testa e lo zar della testa (secondo una locuzione russa "senza uno zar nella testa" che si usa per dire "pazzo"). È per questo che Krusanov mantiene una distanza chiara e fin troppo evidenziata dal liberalismo: perché quest'ultimo non è altro che la libertà dal senso, la quale permette (prendiamo un esempio dell'autore) di tradurre Resurrezione ('Voskresenie') di Tolstoj come Giornata libera.
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Dina Rubina. Il canarino russo. Zeltukhin. EKSMO, Mosca 2014
 
Secondo i resoconti degli uffici di contabilità dei maggiori venditori di libri, è il principale romanzo russo del mese di marzo 2014. Dina Rubina è fedele ai propri principi, per cui siamo di fronte ad una saga familiare: un meccanismo complicato composto da molti spazi e alcune trame che si intersecano tra di loro: in mezzo alla ridondanza barocca di parole e un'orda di eccentrici personaggi meridionali, per la maggioranza "immersi nella nebbia della follia", l'occhio riesce a distinguere le sagome di alcuni protagonisti del romanzo: una ragazza sorda e suo padre, fissato con gli uccelli e proprietario di un canarino dotato di grosse capacità vocali. In seguito appare un'altra voce forte, quella di un uomo giovane, una spia israeliana. Non abbiamo a che fare con un'odissea, bensì con un labirinto di odissee; ed è solo il primo romanzo della trilogia preannunciata.
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Roman Arbitman. Come io e il generalissimo abbiamo segato la Luna. Primo tentativo di mémoires. Vremja, Mosca 2014
 
Prestigiatore, giocoliere e grande esperto di travestimenti Roman Arbitman vive del mestiere di scrittore. Con la stessa facilità e disinvoltura riesce a comporre prosa leggera e appunti critici, ricerche (para)scientifiche e (auto)biografie. Maestro nel produrre testi sensazionali, persino su un palo della luce, Arbitman ha composto, sotto lo pseudonimo di L. Gurskij, una collana di romanzi d'avventura altamente reperibili, una biografia scandalosa di sé stesso (nella quale affermava di esser stato presidente della Federazione Russa), un libro di fantascienza sovietica (dove, in particolare, si affermava che il libro Le avventure di Neznajka sulla Luna è una caricatura dello sbarco degli americani sulla Luna, una cretinata assoluta); molti altri "eventi" della sua vita si possono giudicare a partire dai titoli dei capitoli dei suoi mémoires: "Come attraversai la frontiera tra l'URSS e il Belgio", "Come capitai nella compagnia di Orwell e Solzhenitsyn", "Come intervenni nella vita privata di V.I. Lenin", "Come non riuscii a capitare nella compagnia di Fandorin e Harry Potter". Solo poche persone al mondo potrebbero vantarsi di una biografia fantasma altrettanto grande; e quindi sono ancor più curiosi questi cartoni animati disegnati da un uomo artificiale, il quale possiede una mente acuta, uno sguardo tenace e una buona penna (tutto paradossalmente coinciso con le paure ideologiche; il liberalismo di Arbitman è ancor più spaventoso di quello di Shenderovich). L'elenco delle falsificazioni si legge come un romanzo d’avventura; nelle storie più interessanti l'autore racconta come lui ingannava i propri lettori, inserendo nella coscienza collettiva i fantasmi che in seguito, per connivenza di terzi, iniziano a vivere una vita indipendente, mutando e assumendo forme ancor più ripugnanti.