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I nuovi libri

La rassegna del mese: Denis Dragunskij, Ilja Falikov, Andrej Volos, Marina Akhmetova

Denis Dragunskij. Vista sul cortile. AST, Mosca 2014
 

Vista sul cortile è una collezione di storie divertenti (con diverse sfumature: da quelle ironiche, come in Idrovolante, testo considerato ormai quasi da manuale, a quelle commoventi e strappalacrime) la maggior parte delle quali appartiene a ciò che nelle riviste patinate viene definito sex and relations (sposati e divorziati; così lontani ma così vicini; e così via). Le storie sono incentrate sulla vita privata (e lo si capisce dal titolo del libro) degli abitanti delle megalopoli (ma non solo) ai tempi del tardo impero sovietico e dei primi anni postsovietici. Anche se… anche se risulta subito chiaro che la prosa di Dragunskij è imbevuta di potenti antidoti contro classificazioni eccessivamente generiche; qui tutto è basato sui piccoli compromessi, sulle sfumature e sui particolari; l'amore si trova perennemente davanti a un compromesso, dove a un "sebbene" seguono due "ciò nonostante".
 
Il letterato Dragunskij è indifferente alla "grande narrativa", alle "linee magistrali", alle "trame monumentali", ma dimostra altrettanto interesse per le sfumature e cerca di approfondirle. È quasi impossibile prenderlo per mano: sembra che non parli mai sul serio. Conosce il prezzo di ogni frase dalla prima all'ultima; sa quanto vale la differenza tra l'autore e l'io narrante, tra le voci del protagonista lirico e quelle dei semplici personaggi; è cosciente (in questo caso il suo essere linguista non conta poco) del significato di cum grano salis; e si rende conto che tutto quello che riguarda il sesso può assicurare un effetto comico programmato. È per questo che gli riesce scrivere bene, e senza alcun ma, su un tema delicato, e, non sempre, ma spesso, con riferimento all'esperienza personale. Vista dal di fuori l'opera non può che suscitare sospetti, ma tutti sanno che Dragunskij ha un orecchio troppo sensibile per potersi permettere qualsiasi tipo di volgarità.
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Ilja Falikov. Evtušenko. Molodaja Gvardija, Mosca 2014
 

Le biografie delle persone viventi sono, persino oggi, una misura necessaria; un tentativo di giocare d'anticipo e svelare il mistero di una personalità prima che la morte ne evidenzi i tratti del carattere e dimostri chi fosse veramente il personaggio in tema. E. A. Evtušenko, anche se non è subito ovvio, è una buona scelta per un biografo: non assomiglia ad un geroglifico da "decifrare", le sue poesie sono facili da capire per chiunque abbia un po' di orecchio per la poesia, mentre la sua biografia e il suo destino è in gran parte conforme all'immagine comune di un ribelle dei tempi del Disgelo che conosceva bene il prezzo di un buon compromesso. Evtušenko, insomma, non nasconde un mister Hide; ma, benché sia un poeta ancora in vita, ha già trovato nel poeta Ilja Falikov il suo Ekkerman, che ha raccolto tutti gli aneddoti noti del suo idolo e ha fatto del suo meglio affinché i lettori potessero sentire la grandezza del fenomeno.
 
Il lato negativo, in merito a questo libro, sta nell'assenza di qualsiasi conflitto drammatico tra, diciamo, l'immagine eroica nata nella fantasia dell'autore e il personaggio vero, reale, che gli si apre gradualmente nel corso della ricerca. Già dalla prima frase si capisce che Evtušenko (con le proprie fenomenali capacità comunicative, la sensibilità linguistica e politica, la capacità straordinaria di trasformare il quotidiano in uno show eccentrico) è un genio; nel corso delle 700 pagine successive il nastro trasportatore ci consegna regolarmente centinaia di tonnellate di minerali biografici, ma la trama non c'è più. Da alcune frasi si vede che Falikov è un competente esperto di letteratura, ma è appassionato dello spirito più che della lettera; al ruolo dell'interprete preferisce quello del proselita; non convince, ma contagia il lettore con la propria idea che Evtušenko sia un Leonardo sovietico; le citazioni sono tante e così intense, il cerchio delle conoscenze è talmente impressionante (da Gagarin a Bill Clinton) che non lascia posto ai dubbi. "Troppo prolifico", "troppo attuale", "troppo diplomatico per il Poeta con la "P" maiuscola", ma che importa: la grandezza del talento rende notoriamente minuscole tutte queste recriminazioni.
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Andrej Volos. Dalla vita di un monocipite: Romanzo con papagallo. OGI, Mosca 2014
 

Siamo di fronte ad un vaudeville satirico tratto dalla vita contemporanea, o, precisamente, dalla vita degli impiegati di una biblioteca rionale: relazioni amorose tra colleghi, grossi intrighi nel Dipartimento, "burrasche emotive", e, come se non bastasse, il direttore rischia di perdere il suo posto e di essere mandato in pensione, mentre il territorio della biblioteca può essere occupato da un centro commerciale in costruzione. I bibliotecari di oggi costituiscono un materiale curioso per il romanziere: involontariamente eccentrici, razza in via d'estinzione, ultimi lettori di libri. Assistiamo, dunque, al crollo dell'"ultimo caposaldo": per così dire, in diretta vediamo come l'onda decumana si abbatte su quest’isoletta staccatasi dalla Gondwana sovietica. È chiaro che la biblioteca altro non è se non un microcosmo, ovvero un modello di microcosmo in cui ci riflettiamo come in una goccia d'acqua.
 
Potremmo dire che il "Monocefalo" sia uno scenario pronto per una serie televisiva, se solo il motore della narrazione non fosse esclusivamente letterario e per niente cinematografico. Il fatto è che l’io narrante di questo libro (non è subito chiaro al lettore che, persino leggendo la frase "spalancai le ali e gridai con tutta la mia forza: Maledeeetta crrretina!", pensa che quella delle ali sia una metafora) è un papagallo, il papagallo bibliotecario Solomon Bogdanovic. Un trucco letterario niente male, anche se non il più originale. Comunque sia, il pappagallo risulta essere un buon narratore, tanto quanto il suo creatore, Andrej Volos, il quale da tempo immemorabile è presente in tutti le short-list possibili della Russia, ed è stato di recente insignito del premio Booker russo per il romanzo Ritorno a Pandzhud. Semen Bogdanovic incarna un altro Volos, "il Volos leggero", "il Volos raconteur", "il Volos satirico". È un'opera dalla penna leggera, senza nessuna pretesa di essere ricordata per l'eternità; ciononostante, non si disintegra nelle mani del lettore.
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Marina Akhmetova. Cocodrillo. AST, Mosca 2014
 

Nel corso dell'ultimo decennio nella letteratura si è sviluppato un certo canone del "romanzo sui tossicodipendenti", una sfida che nessuno voleva affrontare. In effetti, cosa ci può essere più terribile di Trainspotting di Irwine Walshe e più fisiologico di Acrobazia terrestre di Bajan Shirjanov? Eppure c'è. La giornalista della rivista Russkij Reporter (Cronista russo) Marina Akhmetova in base alla propria ricerca ha scritto un romanzo sulla vita quotidiana dei drogati di Ekaterinburg che usano una droga a paragone della quale l'eroina sembra un bicchiere di grappa; si chiama "coccodrillo". Vediamo come la droga, così come il serpente biblico, distrugge allo stesso tempo il corpo, l'anima e l'intelletto; preghiere e bestemmie sono perfettamente inutili; l'autore, che parla con i personaggi vivi, sa benissimo che la mutazione è inevitabile, e per questo si astiene dal commentare, rendendo ancora più forte l'impressione che lascia questo romanzo ultrarealistico.