Russa versione

Riflessi

novità in traduzione

Il primo uomo nello spazio: un mito ancora attuale

Quell'aprile si incendiò // al cielo mi donai // Gagarin figlio dell'umanità // e la terra restò giù // più piccola che mai 
Claudio Baglioni
 
Il 12 aprile 2011 si celebrava il cinquantesimo anniversario del primo volo dell'uomo nello spazio. Nel contesto generale dei festeggiamenti si inquadra la pubblicazione della biografia di Jurij Gagarin, scritta da un noto critico letterario Lev Danilkin e pubblicata presso l'editore “Molodaja Gvardija”, fondato nel 1922 e particolarmente conosciuto per la sua serie “Žizn' zamečatel'nych ljudej” (“Vita dei personaggi eccellenti”). La traduzione di questa biografia aggiornata in italiano è stata realizzata da Alessandra Carbone per i tipi della casa editrice romana “Castelvecchi” (2013). Va notato in parentesi che in Italia il testo più recente, dedicato a Gagarin, risale al 1991, l'anno in cui uscì il contributo di Eugenio Sorrentino (Oltre le ali di Icaro: la favola di Yuri Gagarin. Salerno: Ed. Rispostes). A questo proposito vale la pena ricordare anche il libro di Marco Magionami Gli anni della Luna. 1950-1972: l'epoca d'oro della corsa allo spazio (2009, Milano: Springer) che tratta la questione della conquista del cosmo, prendendo in esame il materiale giornalistico dell'epoca.
 
Parlando delle biografie di Gagarin in russo, sembra opportuno sottolineare che nel 1987, sempre all'interno della “Vita dei personaggi eccellenti”, era già stato pubblicato un volume a opera di Viktor Stepanov, impostato come se si trattasse di una agiografia. Nell'arco della sua narrazione Danilkin, invece, si concentra sugli aspetti meno noti e talvolta anche poco lusinghieri del “primo uomo nello spazio”, attribuendo maggiore rilevanza alle testimonianze dirette e rinunciando ai giudizi personali (se non per accentuare dei dubbi sull'affidabilità di alcune fonti).
 
Il libro è articolato in quindici capitoli, oltre all'introduzione, il prologo e l'epilogo, in cui vengono proposte le “storie alternative” di Gagarin, vale a dire brevi racconti relativi a come sarebbe diventato il cosmonauta se non fosse misteriosamente morto. Ogni parte del volume presenta un'introduzione dettagliata che viene seguita da una sorta di montaggio delle citazioni in stretta sequenza cronologica e secondo una tecnica, conosciuta al lettore russo grazie alla biografia di Nikolaj Gogol', scritta da Vikentij Veresaev. Danilkin, dunque, propone una narrazione polifonica le cui voci entrano in dialogo, lasciando l'incombenza di crearsi un punto di vista al lettore stesso. In realtà, più che a ristabilire la verità dei fatti (che in molti casi, tuttavia, rimane dubbia), si tratta di vedere come l'immagine del primo cosmonauta fu creata ad hoc, e di scoprire quali sono, invece, i tratti autentici dell'uomo Gagarin che gli hanno permesso di incidersi così fortemente nelle coscienze di intere generazioni. Sembra che il messaggio principale di questa nuova bibliografia consista nel rivedere l'immagine di Gagarin che si era andata creando nel tempo per tentare di comprendere l'importanza che ancora oggi riveste il suo nome. Ne è venuto fuori un libro irrinunciabile, la cui lettura fa risaltare il valore epistemologico della frase del primo cosmonauta “non è dai ristoranti che si va nello Spazio”, il concetto che nei nostri tempi e dalla nostra società va piuttosto trascurato (forse anche volutamente):
 
“In questo, in particolare, sta l'idea di libertà intesa costruttivamente, nel lavoro, nella possibilità di occuparsi di arte, nell'elaborazione di nuove conoscenze, nel superamento di se stessi, per quanto cattivo o buono non sia lo Stato <...> Ecco in che stava l'idea Gagarin. Nel fatto che tutte quelle persone che aprono un ristorante e si fanno la pagina Facebook e pensano che così sono 'i Colombo dell'Universo' di oggi, sentano una scossa, alzino la testa verso il cielo e leggano una scritta fra le stelle: 'Non è dai ristoranti che si va nello Spazio', come disse una volta con geniale semplicità Jurij Gagarin. Questo bisognerebbe scrivere su ogni pagina di menu, come si scrive sulle sigarette che 'il fumo uccide'” (p. 467).