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Il glamour russo: una rivoluzione? Postilla su un passaggio

Nel 2005 esce a Mosca Casual di Oksana Robski, un libro che contribuisce all'affermazione del discorso glamour in russo e diviene in breve tempo un vero e proprio bestseller. Nel luglio 2006 il poeta Lev Rubinštejn durante la trasmissione televisiva "Scuola della malignità" ha riconosciuto nel glamour l'ideologia ufficiale dei nostri tempi, mentre Viktor Pelevin, uno degli esponenti principali della letteratura così detta anti-glamour, ha proposto l'etichetta "ideologia di una dittatura anonima". Il nastro narrativo del romanzo della Robski ruota attorno a personaggi identificabili con coloro che possiedono una casa sulla Rublëvka, abbreviazione di Rublëvo-Uspenskoe chaussée che dà il nome alla zona più prestigiosa della capitale, situata lungo le rive boscose della Moscova, dove vivono le stelle dello show-business, i politici, i magnati dell'industria, ecc. Una sorte di Beverly Hills russa, insomma. Casual (come del resto tutti i libri successivi della scrittrice) non fa altro che esporre esplicitamente un'apologia del baratro sociale e del consumismo cosmopolita, mostrando come la Russia si è aperta al gusto glamour in maniera prorompentemente "rivoluzionaria", tanto da far spesso coincidere tout-court il concetto di "bello" con quello di "costoso". Sarebbe ingenuo prendere seriamente in considerazione questo testo come fenomeno letterario per le sue qualità estetiche; tuttavia risulta assai intrigante studiarlo come materiale letterario, da cui emergono alcuni tratti caratteriologici della Russia odierna. Tre anni più tardi, Casual esce in Italia con il titolo Nessun rimorso (Mondadori, 2008, trad. it. di D. Silvestri). E "nessun rimorso", probabilmente, provano i curatori di questa edizione, giacché la gente in gamba il glamour non lo legge, bensì lo pubblica... (Andrej Končalovskij Gljanec, 2007).
 
Paradossalmente, la glam-letteratura russa è stata fin dalla nascita affiancata al suo gemello siamese, vale a dire ai libri anti-glamour: una diagnosi senza speranza della nuova "élite" russa che esplora la paralisi del pensiero di un mondo basato sulle leggi del consumismo, è stata effettuata da Vladimir Spektr, Sergej Minaev e dal già menzionato Viktor Pelevin. Nel romanzo Empire V (2006) di Pelevin ad es. viene dipinta una società che si affanna alla ricerca della propria realizzazione economica senza rendersi conto di essere dominata dai vampiri. Questi ultimi, infatti, si nutrono del pensiero assillante del denaro, "sangue del mondo", rappresentato da bablos (deriva dal termine gergale bablo [soldi]). Quando il protagonista, stanco di sentirsi un perdente, decide di entrare a far parte della comunità vampiresca, scopre di dover prevedere l'apprendimento delle arti dell'inganno, del mascheramento e del controllo con cui vengono manipolati gli essere umani, ossia il glamour e il discourse:
 
"Il glamour è il sesso espresso attraverso il denaro o, se vogliamo, il denaro espresso attraverso il sesso. Il discourse è la mancanza di sesso espressa attraverso la mancanza di denaro ...> Il glamour è il discourse del corpo, mentre il discourse è il glamour dello spirito" (Pelevin 2006, 59, 60).
 
Un'altro esponente della letteratura russa anti-glamour è Sergej Minaev: il suo romanzo Duchless (2006) potrebbe essere considerato una sorte di capostipite del genere che ha battuto tutti i record di vendita. L'autore, infatti, denuncia la futilità della vita mondana priva di valori e di spiritualità, in cui
 
"i volti non riflettono né allegria, né tristezza, né entusiasmo, né delusione. Semplicemente non sono vivi" (Minaev 2006, 68).
 
In Italia nel 2011 presso l'editore Barbes sono usciti due libri anti-glamour: La camicia di Evgenij Griškovec (tr. it. di Claudio Napoli, titolo ogirinale – Rubaška [Moskva, Machaon, 2004]) e il romanzo di Minaev Barbie girls (tr. it. di Rosa Mauro, titolo originale - The Тelki [Мoskva, AST, 2008]). Per quanto riguarda il primo, la traduzione italiana risulta piuttosto scorrevole e trasmette il fascino stilistico di Griškovec, dovuto alla consapevole "semplicità" e alla sua propensione di imitare il discorso spontaneo. Mentre il romanzo di Minaev, incentrato sulla vita di un giovane "glamour-manager", sembra un continuo fallimento comunicativo. Dopo il successo strepitoso di Duchless, i libri di Minaev sono rimasti all'apice delle vendite grazie soprattutto al loro stile ludico che richiede una lettura immediata. L'adattamento di un testo letterario va proposto nelle condizioni necessarie a garantire la deontologia, pertanto il modo di comunicare può risultare più rilevante del significato delle singole unità linguistiche. Nella traduzione italiana in questione, invece, vengono perse tutte le particolarità stilistiche dell'autore, come l'uso delle espressioni gergali, lo slang giovanile, basato su una vera e propria colonizzazione linguistica da parte dell'angloamericano, o l'influenza su larga scala del new speak sovietico che si manifesta attraverso l'utilizzo degli ideologemi modificati. Alcuni esempi concreti: un evidente non-riconoscimento che provoca l'ammissione di un famoso motto di Lenin "costruire il socialismo in un solo paese", trasformato da Minaev in "costruire il socialismo in un solo appartamento": "Я бы из него не выходил. Устроил бы Доминиканскую Республику в отдельно взятой квартире” (Минаев 2008, 39,il corsivo è mio – G.D.)/cfr. "Non ne verrei più fuori. Mi ci costruirei la mia Repubblica Domenicana" (Minaev 2011, 42); la neutralizzazione stilistica del termine gergale "babki" [la grana] e della citazione di Puškin all'interno della stessa frase: "Вадим отдаст бабки, отыграю корпоратив, и прощайте, подруги дней моих суровых! (Минаев 2008, 329, il corsivo è mio – G.D.)/cfr. "Restituirò i soldi a Vadim, mi esibirò alla serata, e tanti saluti, amiche dei giorni duri!" (Minaev 2011, p. 346); una perdita irrevocabile del gioco di parole, costituito sulla somiglianza in russo tra "сталь" [acciaio] e "style" nonché sul titolo del noto romanzo di Nikolaj Ostrovskij Come fu temprato l'acciaio: "Не самая плохая, кстати, – бурчу я себе под нос. – Когда мы станем миллионерами, я посвящу этой схеме главу в свой библиографии. Назову ее, типа «Как закалялась style» (Минаев 2008, 267)/cfr. "'Non è dei peggiori', bofonchiò. 'Quando diventeremo milionari dedicherò a questo schema un capitolo della mia biografia. Lo intitolerò Come si è temperato lo style o qualcosa così'" (Minaev 2011, p. 283) e così via. In compenso, il testo è pieno di diminutivi russi, inconsueti e spesso incomprensibili in italiano, come Andrej/Andrjuša sulla stessa pagina e addirittura Andrjuš ("Siete bravi ragazzi, Andrjuš, solo col cavolo che siete produttori o cineasti!", p. 33) nonché di parole tipo "coniglietta" (in piena sintonia con la copertina del libro che rivela una certa affinità con la rivista Playboy...), evidentemente calcata dall'affettivo "zajca" in riferimento alle donne e ai bambini. In altre parole, dallo stile accattivante di Minaev nella traduzione italiana sono rimaste solo banali descrizioni, costituite dai vari brand:
 
"indosso un abito Canali grigio a righine rosa, una camicia Pal Zileri dello stesso tono di rosa, gemelli e scarpe marroni modello Ispettore, sempre Zileri (nello specchio non si vedono). Non porto orologio, preferisco seguire lo scorrere delle ore con l'ausilio di un Nokia 8800 da mille dollari. Negli ultimi quattro anni alzo un casino se nel bagno degli alberghi non trovo il Lacalut, il mio dentifricio preferito. Ho ventisette anni e non ho mai mangiato in vita mia gli spaghetti pronti Rollton" (p. 13).
 
Concludendo in termini generali la parte dedicata a Barbie girls (le parole spese in proposito sono anche troppe): rispetto a una traduzione inconsapevole, frettolosa o inadeguata alla funzione richiesta, per il bene del lettore italiano e a vantaggio della ricezione complessiva del romanzo di Minaev forse sarebbe stato meglio rinunciare alla comprensione semantica che miscomprende il testo originale.
 
Il 24 luglio del 2010 la radio "L'eco di Mosca" ha mandato in onda una trasmissione, intitolata "Shock culturale", dall'argomento piuttosto sorprendente: "Il nuovo format del glamour: la lotta al potere". Per capire il significato del tema in questione occorre fare un passo indietro e tornare al 2007, anno in cui è stato pubblicato il libro Rivoljucionnyj Glamur (Il Glamour Rivoluzionario [Moskva, Eksmo, 2007]) di Ksenija Sokolova, brillante giornalista dell'edizione russa della rivista GQ. Come afferma nell'introduzione al libro in questione il redattore della rivista Nikolaj Uskov, il glamour nella Russia di Putin è diventato un'oasi di libertà, fondato sulla seguente filosofia: nelle edizioni che sponsorizzano beni di lusso e auto costose anche il giornalismo deve essere di classe superiore. Sembra che trattare alcuni argomenti "censurabili", come i dettagliati reportage sulla strage di Beslan o sulla delicata situazione in Cecenia, sia ormai possibile solo su una rivista patinata che riesce tuttora a mantenere un rispettabile livello di professionalità e una certa onestà intellettuale. Resta, comunque, aperto un quesito: perché le case editrici italiane propongono i romanzi russi glamour e anti-glamour (peraltro, di un valore estetico discutibile) che ribadiscono i concetti già espressi più volte nel mondo occidentale (mi riferisco ai libri, come Glamorama di Bret Easton Ellis del 1998; NoBrow: the Culture of Marketing – the Marketing of Culture di John Seabrook del 2000 oppure The Devil Wears Prada di Lauren Weisberger del 2003, per nominarne solo alcuni) e al tempo stesso preferiscono ignorare i saggi "scomodi" in cui il glamour russo acquisisce un valore aggiunto, vale a dire quello della libertà di parola?