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Russia-Italia: la rassegna dell'edizione 2015

Il 2015 ha registrato una ricca messe di nuove traduzioni dal russo di testi letterari e saggistici. Il premio “Russia-Italia. Attraverso i secoli”, tenutosi a Roma nei primi giorni di dicembre e che ha visto premiata la traduzione del romanzo di Andrej Platonov Čevengur (Einaudi, traduzione di Ornella Discacciati, si veda la nostra recensione), ne ha presentato una rassegna assai ampia, variegata e rappresentativa. Tra i numerosi autori classici proposti in traduzione italiana nel 2015, accanto a numerose ristampe, da segnalare due libricini a cura di Chiara Munerato per Damocle Editore: Due suicidi di Fëdor Dostoevskij, e Incontrare la primavera di Anton Čechov. Si tratta di due edizioni con testo originale a fronte, nel primo caso di un saggio del 1876 dedicato ai suicidi di Liza Herzen e di M. Borisova, nel secondo di un breve scritto čechoviano del 1882. I due libretti, amorevolmente tradotti e curati, sono ravvivati da tutta la freschezza della scoperta e costituiscono un ottimo esempio di come ancora oggi sia inesauribilmente vivo il grande retaggio della letteratura russa ottocentesca.
 
Ovviamente, il premio Nobel attribuito recentemente a Svetlana Aleksievič ha ravvivato il mercato con la riproposta di vari testi della scrittrice bielorussa, in primo luogo del volume Tempo di seconda mano, uscito nel 2014 presso la casa editrice Bompiani e che avevamo proprio recensito su questa pagina un anno fa. In questi giorni vient de paraître il libro che aveva fatto conoscere la scrittrice al pubblico sovietico, La guerra non ha un volto di donna. L’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale (Bompiani, 2015, nella sempre attenta e misurata traduzione di Sergio Rapetti). Questo testo ben si accompagna ad altre opere di memorialistica dedicate al tema della guerra che hanno ottenuto grande risalto sulle pagine culturali dei giornali italiani nel corso di quest’anno. Mi riferisco al volume Memorie di una interprete di guerra di Elena Rževskaja (Voland editore, traduzione di Daniela di Sora) e a Uno scrittore in guerra di Vasilij Grossman (Adelphi, traduzione di Valentina Parisi). Entrambi i testi, assai curati nella traduzione e negli apparati delle note di accompagnamento, costituiscono testimonianze di grande rilevanza per la ricostruzione storica, ma anche psicologica e spirituale degli eventi bellici vissuti in prima persona dagli autori. Si tratta di testi d’indubbio alto pregio letterario e, allo stesso tempo, d’indiscusso valore documentario. Il libro della Aleksievič è per genere affine. Esso si sviluppa in un intreccio di racconti, testimonianze, voci di donne che l’autrice vuole salvare dall’oblio e dal silenzio.
 
Sempre tra i testi di carattere memorialistico vale la pena rilevare il bel libretto edito da Adelphi A proposito di Čechov di Ivan Bunin, tradotto e curato con passione da Claudia Zonghetti. Il testo prende lo spunto dalla lettura che Bunin nel suo esilio fece dell’epistolario čechoviano appena pubblicato in URSS e che provocò nella sua anima un irrefrenabile desiderio di ricordare i propri incontri con il grande scrittore. La raffinata scrittura di Bunin, autore, ahimè, in tempi recenti poco tradotto in Italia, è qui riproposta in tutta la sua pienezza espressiva.
 
Particolarmente ricco, nell’ambito delle traduzioni dal russo, risulta il campo della saggistica. Di Nikolaj Berdjaev è uscito nella traduzione di Giacomo Foni il volume Lettere ai miei nemici. Filosofia della disuguaglianza (La casa di Matriona), di Lev Šestov Edmund Husserl. Ricordo di un filosofo (Saggio apparso su “Russkie zapiski” nel 1938; Castelvecchi, traduzione di Andrea Oppo), del grande neuropsicologo Aleksandr Lurija Un mondo perduto e ritrovato (Adelphi, traduzione di Mario Alessandro Curletto). In questa prospettiva vale la pena segnalare anche il volume di Nikolaj Tarabukin, L’ultimo quadro. Dal cavalletto alla macchina (Castelvecchi, traduzione di Anna Tellini con introduzione di Angelo Trimarco), importante contributo alla storia delle teorie artistiche negli anni ruggenti della nascente cultura sovietica (il saggio è del 1922).
 
L’ampio interesse per la saggistica, a mio avviso, considerato anche il fatto che le traduzioni trovano il sostegno di importanti fondi russi (fondazione Mikhail Prochorov e Institut perevoda), è indubbio segnale di una nuova tendenza assai eloquente sulle prospettive dell’odierno mercato librario italiano. La saggistica, come la memorialistica, ottiene, infatti, un risalto del tutto particolare, magari a discapito della prosa contemporanea (per non parlare della poesia), ferma restando l’attenzione per i classici, la cui fortuna presso il lettore italiano rimane costante, ma che a parte alcune eccezioni (penso in tempi recenti all’Oblomov di Paolo Nori e all’Idiota di Laura Salmon, o ancora alle due traduzioni di Delitto e castigo di Emanuela Guercetti e Damiano Rebecchini) si fonda sulla riproposta di traduzioni oramai classiche (come nel caso di Un nido di nobili di Ivan Turgenev nella traduzione di L. Ginzburg pubblicato quest’anno da Elliot).
 
Un’ulteriore conferma dell’interesse per la saggistica ci è fornita dalla bella nuova riedizione della Conversazione su Dante di Osip Mandel’štam (Il Melangolo), che Remo Faccani ripropone nella vecchia traduzione edita nel 1994 (ad opera dello stesso Faccani e Rosanna Giaquinta), ma in una nuova veste e con un apparato di note completamente riscritto anche alla luce della recente edizione academica dell’opera curata da L.G. Stepanova e G.A. Levinton.
 
Tra i testi propriamente di fiction narrativa segnalo il breve racconto di Sergej Esenin Nei pressi di Acquabianca, curato da Paolo Galvagni, validissimo traduttore di poesia russa contemporanea, e pubblicato da Via del Vento Edizioni (Pistoia) in una pregevole collana di inediti e rari del Novecento, due testi riconducibili alla letteratura émigré quali Il male nero di Nina Berberova (Ugo Guanda Editore, nella traduzione di Gabriele Mazzitelli, si tratta della ristampa del volume già apparso nel 2003), e Il ritorno del Budda di Gaijto Gazdanov (Voland, traduzione di Fernanda Lepre), e infine il curioso romanzo di Fazil’ Iskander Conigli e boa edito da Atmosphere Libri nella traduzione di Denise Silvestri e con una postfazione di Mario Caramitti. La pubblicazione del romanzo di Gazdanov è una nuova conferma del crescente interesse per la sua opera in Italia. Come nel precedente caso del Fantasma di Alexander Wolf la scelta ha privilegiato un testo di particolare forza di coinvolgimento e di elaborato intreccio narrativo.
 
Arriva finalmente in traduzione italiana anche il romanzo del grande scrittore abcaso Fazil’ Iskander, Conigli e boa, un testo-apologo, sospeso tra satira e narrativa fantastica, una vera e propria scoperta che per il suo carattere esotico, spumeggiante e anticonformista sembra far da pendant alla colorita narrativa ispano-americana. La traduttrice, Denise Silvestri, si è adoperata per una resa adeguata e misurata della vivace e fantasmagorica scrittura di Iskander.
 
In una posizione un po’ defilata rimangono le edizioni in volume di testi poetici. Qui vorrei segnalare i due volumetti editi da Gattomerlino nella collana “I poeti della Fondazione Brodskij”: Sergej Gandlevskij, La ruggine e il giallo (Poesie 1980-2011) e Elena Fanajlova, Lena e la gente. (Poemi e poesie 2003-2014), entrambi curati da Claudia Scandura; ed infine la raccolta di poesie di Larisa Miller Grani di felicità (Transeuropa) curata dal sottoscritto.