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Zasa Burchuladze

Adibas

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Aleksandr Yusupov

Vita e usanze ad una Tbilisi metafisica

Zaza Burčuladze. Abidas. Traduzione dal giorgiano di Guram Sanikidze. Moskva, Ad Marginem, 2011. 176 p.

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Agosto del 2008. La Giorgia è nel pieno del conflitto contro la Russia le cui truppe invadono la periferia della capitale giorgiana Tbilisi e avanzano verso le vie centrali. La vita di tutti giorni intanto continua a scorrere pacatamente tra le sue piccole gioie glamour, tra centri di bellezza, ristoranti e bar di lusso, lunghe telefonate via internet, lente chiaccherate sul bordo della piscina e rapporti sessuali caratterizzati da un elevato grado di casualità. La guerra accerchia ma non arriva mai a coinvolgere (e neanche a preoccupare) nè il protagonista del romanzo, nè i suoi amici, partner e conoscenti, tutti esponenti della giovane elite giorgiana che si godono il loro dolce far niente e sembrano incapaci di distinguere il rumore degli spari al di fuori delle cuffie dei loro ipod messi a tutto volume.

L’assenza quasi totale di informazioni affidabili, frutto del reciproco raffreddamento politico conclusosi con la rottura dei rapporti diplomatici (proprio nel 2008) ha fatto sì che l’attuale Giorgia si sia trasformata, nell’immaginario intellettuale russo, in una specie di mondo inesplorato ed enigmatico, dove gli sterili valori democratici trapiantati dagli alleati americani alimentano una società nuova di zecca, giovane e piena di una viziata libertà. L'autore del romanzo Abidas Zaza Burčuladze, purtroppo, non diverrà per noi uno “stalker" in perlustrazione di questa "zona" fantasma: il lettore non si aspetti né un viaggio attraverso il paese devastato dal nemico né un autorevole punto di vista "doc" sulle cause e conseguenze del conflitto. Ciò nonostante, però, Abidas è un libro che parla di guerra – ed è scritto per mostrare che il cuore metafisico della società di oggi ha perso la capacità di contrarsi di fronte alle grandi tragedie umane. La guerra, uno dei "reagenti" più adeguati a scoprire le proprietà specifiche della vita di tutti giorni, viene rappresentata qui come un gadget multifunzionale dell'utopia sociale, incarnazione perfetta di un principio paradossale: per liberarsi di qualsiasi rigetto morale o reazione critica la guerra deve essere onnipresente, come emulgatore nei prodotti alimentari, mentre tutte le forme dei rapporti sociali si azzerano, riducendosi appunto all'abidas – prodotto contrafatto, imitazione della grande marca, simulacro dell’originale di successo venduto a basso prezzo.

La descrizione comparata dei simulacri della guerra e della pace, che richiama alla mente le opere di Viktor Pelevin, si trasforma nel romanzo di Zaza Burčuladze in una sorte di caduta libera nelle viscere di una società piena zeppa di finte apparenze: modi di essere, ambienti, argomenti allacciati a degli esseri umani che, con febbrile prontezza, dissolvono la propria identità nell'acqua torbida della voglia di assomigliare, riproducendo look e tendenze ed essendo, in un certo senso, genitori dell’imitazione. Anche il testo del romanzo, bisogna riconoscerlo, manca di singolarità: la letteratura mondiale conosce già così tante variazioni sul tema (da Palahniuk e Beigbeder in poi), quante sono al mondo le cover di "Yesterday"; piuttosto della critica del consumismo puro, pure quella rimasta, letterariamente parlando, nel giorno di ieri, il romanzo di Burčuladze rappresenta uno studio sapiente ed acuto dell’estetica e della fenomenologia della guerra infinita la quale, invece di essere percepita come una tragedia umana, nella psicologia collettiva tende ad assumere la forma dei semplici déjà vu, interferenze della "matrix".

Proseguendo con la lettura delle novelle con cui è tessuto il romanzo, i dialoghi dei "robozapienz" (questo nickname di uno dei protagonisti del racconto intitolato "Giorgia" potrebbe essere infatti attribuito a qualsiasi personaggio del libro) che per l'ennesima volta si incontrano, si scambiano parole insignificanti, si registrano mentre fanno sesso o buttano giù un mojito mentre le strade vicine vengono bombardate da un nemico illusorio (vale a dire che le truppe russe non sono mai entrate a Tbilisi), il lettore rimane, pur involontariamente, in attesa di un "deus ex machina", ma un finale a sorpresa non arriverà mai; a pensarci bene non poteva essere diversamente, essendo il romanzo una parodia brillante dell'utopia sociale dei nostri giorni, e la data degli eventi di cui si narra – 08.08.2008 – una parodia brillante del triplo segno dell'eternità.

 

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