Russa versione
Premio Gorky

Novità del concorso

Opera lirica "Aminta" di Roman Markholia, per la prima volta sul palco a Sorrento

Il 20 maggio nel Chiostro di San Francesco di Sorrento si è tenuta la prima italiana di Aminta, opera lirica di Sergey Gavrilov messa in scena da Roman Markholia e tratta dall’omonima favola pastorale di Torquato Tasso. Lo spettacolo è uno dei primi grandi eventi del festival "Stagioni Russe" in Italia, nonché una delle iniziative del Premio Gorky, il quale nel 2018 festeggia il suo decimo anniversario.

dettagli

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Decima edizione
del concorso letterario Premio Gorky. Sorrento 2018

Il diario di bordo

Il diario

20.04.2013

Annunciati i risultati del concorso per traduttori esordienti

La commissione esperta annuncia i risultati della 3ª edizione del concorso per traduttori esordienti che si è svolto sotto l'egida del Premio Gorky.

Membri della commissione:
Galina Denissova (presidente della commissione; slavista, saggista, critico letterario)
Stefano Garzonio (traduttore, slavista, critico letterario)
Gennadij Kiselev (traduttore, simultaneista, saggista)

VINCITRICE DA PARTE ITALIANA: CHIARA MUNERATO

Giudizio della commissione esperta

Una traduzione è sempre un modello di lettura che varia in base al tempo e ai codici della tradizione letteraria, e potrebbe, dunque, costituire (nel caso ideale) un ambito di sviluppo creativo della lingua/cultura. La stessa attività traduttiva, che ha a che fare con parametri numerosi e altamente instabili, appare “professionale” solo se va affrontata secondo un progetto consapevole, in quanto proprio la progettualità risulta connessa alla consapevolezza e contraddice al principio dell'arbitrio. Il giudizio su una traduzione pertanto richiede l'elaborazione di alcuni principi basilari per poter argomentare lo spostamento del pendolo valutativo da un versante all'altro.
Nell'ambito della 3ª edizione del concorso per traduttori esordienti Premio Gorky è stato proposto il racconto di German Sadulaev Bič Božij, particolarmente ricco di nomi, oggetti e richiami culturali che nel loro complesso indicano un artificio narrativo mirato a creare una distanza tra testo e lettore. Il racconto in questione sembra creato appositamente per "smuovere il lettore", come diceva Schleiermacher, e dunque richiede la scelta di una strategia di straniamento (se non addirittura quella di esotizzazione) della traduzione che possa ricordare al lettore straniero l'esistenza di un mondo diverso, fatto di cose psicologicamente lontane. Una premessa importante è che nella strategia dello straniamento non rientra il traduttese, in quanto lingua inesistente che fa parte, invece, della categoria del dilettantismo. Straniare, in realtà, richiede abilità straordinarie. Infatti, come diceva Humboldt, un conto è l'estraneo, un conto sono le stranezze: il rischio è che le due cose si confondano.

La nostra premessa teorica ci conduce a preferire la traduzione di Chiara Munerato che mostra una notevole abilità nel saper interpretare con precisione e omogeneità stilistica un testo di non facile resa a causa della presenza di localismi e forme gergali nonché di numerosi realia e dettagli tra mondo sovietico e post-sovietico in relazione ai diversi registri linguistici. Originale ci è sembrata anche la scelta del titolo italiano del racconto in questione che non ripete alla lettera il titolo del testo di partenza.

Di buona fattura risulta anche la traduzione di Alessia Cenderelli che presenta, comunque, alcune imprecisioni sia nella resa in italiano che nella comprensione del testo di Sadulaev. Analogo giudizio può essere espresso per la traduzione di Alessandra Carbone.


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