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Mostra "Il Presepe di Palazzo della Reggia di Caserta"

Periodo e luogo di allestimento: dal 20 dicembre 2010 al 15 marzo 2011 presso il Museo del Cremlino di Mosca (l'Armeria del Cremlino)
Organizzatori: Museo del Cremlino di Mosca, Palazzo Reale di Caserta, Associazione Premio Gorky

La mostra dei presepi napoletani a Mosca è chiamata a valorizzare i tratti comuni che uniscono l'Italia e la Russia; in effetti, quella del presepe natalizio è una tradizione comune ai due paesi. In Russia i primi presepi apparirono alla fine del XVIII secolo, sottoforma di teatrini di pupazzi viaggianti. Nei giorni natalizi era diffusa l'usanza di girare per le case dei cittadini con un presepe mobile per rappresentare piccoli spettacoli sul tema del Natale. È quindi di particolare interesse per i russi conoscere l'arte della creazione dei presepi natalizi in Italia, considerata il loro paese d'origine. Inizialmente ritenuto risultato di un atto sacro, il Presepe si è trasformato nel tempo in un'autentica tradizione popolare. A Napoli il presepe veniva allestito in ogni casa pronta a festeggiare il Natale e, nelle sue varianti, poteva andare da un'installazione lussuosa per decorare gli interni di un antico palazzo a qualche statuina dentro la casa di un semplice cittadino. L'inaugurazione della mostra "Il Presepe di Palazzo della Reggia di Caserta" è il primo evento nel programma del 2011, dichiarato Anno della cultura e lingua italiana in Russia.

La vera e prima origine del presepe è riconducibile alle Sacre rappresentazioni drammatiche che venivano eseguite, nel periodo natalizio, già prima dell’anno Mille. La Chiesa evocava agli occhi dei fedeli la scena della Nascita del Salvatore in forme drammatiche sempre più complesse: è ad esse che si ispira San Francesco da Assisi quando, nel 1223, realizza a Greccio il primo presepe vivente. L’opera scultorea che può considerarsi il prototipo dei Presepi moderni è quella dello scultore Arnolfo di Cambio, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, l’Oratorium Praesepis, della fine del Duecento. Ma è nell’ultimo quarto del Quattrocento, a Napoli, per opera dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno - scultori di origine tedesca, come suggerisce il cognome stesso – che, nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, viene realizzato un presepe ligneo dalle figure a dimensioni quasi naturali, con esemplari scolpiti singolarmente, dipinti e laminati in oro in cui erano previsti ben 41 personaggi tra cui undici pecore e due cani, fatto su commissione dell'Aromatario del Duca di Calabria nel 1478. Le sculture di questo primo presepe sono essenziali, manca qualsiasi ambientazione che possa distogliere la concentrazione religiosa dall’evento cardine: la Nascita di Cristo, evento indispensabile e fondante per la rinascita dell’uomo. Ed è nel Cinquecento, ma soprattutto nel Seicento, che vengono introdotti nel Presepe elementi nuovi, quali il paesaggio, imprescindibile elemento che colloca geograficamente la Nascita nel montuoso entroterra della penisola italiana, al fine di contestualizzare un evento aspaziale e atemporale, quale è il Natale, tra rilievi abitati dai pastori "i semplici". Vengono introdotti inoltre numerosi altri animali, oltre ai due classici, il bue e l’asinello, da sempre presenti, ai lati della mangiatoia, nella grotta dove è collocato il Bambino. Si comincia in questo modo a delineare il topos presepiale che è presente nel Presepe della Reggia di Caserta: la grotta, al cui interno giace il Bambino, vegliato dalla Madonna e da San Giuseppe, verso cui convergono i Pastori e il Corteo dei Re Magi. Questi, che rappresentano l‘omaggio dei “potenti” del mondo di allora, giungono da un Oriente lontano e favoloso, indossando ricchissime vestiture, e hanno seguito la Stella Cometa, loro guida e luce. Più in alto e tutt’intorno alla grotta, fanno da sfondo un paesaggio collinare e montuoso, animato dai pastori, mentre in basso si dispone il corteo, variopinto e multietnico, dei Magi recanti in dono Oro, Incenso e Mirra. Insieme e confuso con il Corteo regale, un’umanità festosa e vociante, quella del popolo del Regno di Napoli, ricca e stracciona che partecipa all’evento più rappresentativo – e più rappresentato iconograficamente - della religiosità cattolica: la Nascita del Re dei Re in un’umile grotta, al freddo e al gelo – come recita il Canto Natalizio più noto Tu scendi dalle stelle - riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello. Accanto alla tradizione delle figure presepiali in legno si introducono in questo periodo le statuine realizzate in altri materiali più poveri, come la cartapesta o il filo di ferro che è rivestito di stoppa ed è coperto con vestiture di varie fogge, ed ha le estremità degli arti e la testa in legno o in terracotta. La "snodabilità" di queste figure è la vera novità che fa scattare la molla della produzione "seriale" di multipli. Grazie ad essa è possibile infatti, modificando la foggia degli abiti e la postura della statuina, creare scene sempre diverse all’infinito. Ciò consente di attuare impostazioni scenografiche sempre diverse ma, soprattutto, di rendere protagonista e regista dell’evento colui che dispone delle statuine, che può finalmente sbizzarrirsi a collocarle in un’infinita combinazione di pose: è il teatro dell’effimero in chiave religiosa, è l’esplosione della teatralità barocca tutta napoletana, che pervade la religiosità cristiana.

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