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Giulia Marcucci: "Nel mio "Naked People" in russo in ogni pagina ci sono parole sottolineate, cerchiate, annotazioni a matita e croci."

testo: Aleksandr Yusupov

Giulia Marcucci è Dottore di Ricerca in Slavistica, docente di lingua e traduzione russa presso l’Università per Stranieri di Siena e nel corso di Laurea Magistrale in Traduzione dell’Università di Pisa; traduttrice di letteratura russa, in particolare contemporanea. Nel 2012 ha vinto il Premio “Italia-Russia attraverso i secoli” come miglior traduttore esordiente.

Andrej Astvacaturov è filologo, scrittore, docente della cattedra di Storia di letteratura straniera presso l'Università statale degli studi umanistici di San Pietroburgo, autore di saggi su T. Elliott e Henry Miller. ha esordito nella narrativa nel 2009 con il libro "Ljudi v golom" (traduzione italiana: Naked People, 2015); nel 2010 ha pubblicato "Skunskamera" (traduzione italiana: Il museo dei fetidi, 2012), nel 2015 "Osen' v karmanach" ("L’autunno nelle tasche").

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A.Y.: Come potrebbe definire il genere di Naked People?

G.M.: Aneddoti polifonici e “autobiografici” collegati tra loro da un filo impercettibile ma resistente.

Ha dovuto in qualche modo adattare il testo per renderlo più vicino (stilisticamente) al lettore italiano?

Certamente, ho “ricreato” numerosi passaggi cercando il più possibile di bilanciare ed equilibrare i procedimenti dello straniamento e dell’addomseticamento, valutando ogni singolo caso ed eventuali perdite conseguenti dall’una o dall’altra strategia. Mi viene in mente, per esempio, il testo intitolato Il Cammino di Meer (il russo “Put’ Gava” rimanda immediatamente al titolo del romanzo "Put’ Bro" di V. Sorokin) dove era fondamentale che il lettore italiano, nel racconto delle vicende di un buffo personaggio irradiato di bontà cosmica, avvertisse il rimando ironico a testi altrui (Brodskij, Bal’mont, Korneljuk) fusi nel racconto senza demarcazioni a renderli riconoscibili, e soprattutto percepisse lo sperimentalismo stilistico in cui il narratore si sta impegnando dopo i consigli ricevuti da un editore moscovita per creare qualcosa di “epico”. Pertanto, guidata da questo ragionamento, ho scelto di sostituire o affiancare gli intertesti di partenza con altri appartenenti alla semiosfera d’arrivo (vedi: “Kolja Koškin prosegue ora perdendosi, ora confondendo le orme, attraverso folgori, nembi e vento; superando erme contrade, templi e bar, il fiammeggiar di stelle, campi cosparsi di ceneri infeconde, spaventando idra e il drago”; “MEER gridava, gridava, mentre DAA si concedeva e ancor si concedeva. MEER per man la prese, d’amorosa voglia”) [corsivo mio, G.M.]. Ma questo non è che uno dei numerosi esempi che potrei riportare perché tutto il romanzo è ricco di parti in rima, giochi di parola, dialoghi tra personaggi disparati, ed è stato fondamentale prendere ogni decisione sulla base di una serie di componenti, prima fra tutti l’ironia che scaturisce dalla pagina di Astvacaturov. Anche per quanto riguarda la sfera dell’onomastica, ho deciso di ricreare sia alcuni nomi di persona sia alcuni toponomi in quei casi in cui il nome era base di giochi onomastici o fonte di effetti umoristici. Penso per esempio al Sergente Sbilenko; al signor Drinking; ad Asma e Spazza come storpiature del cognome Astvacaturov, il primo pronunciato da una corpulenta e severa maestra di nuoto che scarterà il gracilino Andrjuša non permettendogli di iscriversi; oppure a un’enorme mensa estiva in Crimea nella traduzione ribattezzata “Il romito” e ironicamente chiamata dai suoi frequentatori “Il vomìto” (in russo rispettivamente “Levada” e “Blevada”)!

Quali sono stati i passaggi più complicati?

Nel 2011/2012 ho tradotto "Skunskamera" (Il museo dei fetidi) e quando ho letto Naked people e poi ho incominciato a lavorarci, ho avuto l’impressione di tradurre con più fluidità, certe atmosfere mi erano già familiari, ma in realtà se oggi apro il mio "Ljudi v golom" in russo in ogni pagina ci sono parole sottolineate, cerchiate, annotazioni a matita e croci! Direi che non ci sono stati passaggi in particolare più ostici di altri, ma nel complesso è stato fondamentale lavorare molto sull’intonazione, sulla giusta collocazione delle parole, sulla giusta scelta del lessico, sul rispetto dei diversi registri presenti soprattutto nei dialoghi, in modo da rendere Naked people in italiano altrettanto divertente e ricco di sottotesto. Non sempre questo è stato immediato. Devo aggiungere che fondamentale è stato l’incontro con lo scrittore con cui ho potuto discutere di dubbi e possibili strategie. Il suo aiuto è stato determinante.

Uno dei tratti caratteristici della prosa di Dovlatov, alla quale i testi di Astvacaturov sono spesso paragonati, è la fluidità “universale” del racconto, il quale suona benissimo in quasiasi lingua. Si può dire lo stesso a proposito dei testi di Astvacaturov?

Se consideriamo che i ricordi per Astvacaturov sono spesso una sorta di “pretesto” per analizzare la natura umana al di là di qualsiasi possibile barriera di natura geografica, linguistica, politica, culturale o religiosa, direi che sì, è possibile parlare di una convertibilità della prosa di Astvacaturov che tuttavia possiede caratteristiche strettamente connesse alla linguocultura russa.

Nel libro c’è un passaggio dedicato alle scritte sulle pareti dei bagni. Come le ha tradotte?

Ho cercato il più possibile di conservare l’effetto umoristico, il che mi ha costretto in alcuni casi a sacrificare la corrispondenza semantica ("lessicale"), nel rispetto tuttavia del registro di partenza...

Il testo di Astvacaturov fa parte della lunga fila delle opere letterarie ambientate a San Pietroburgo. Qual è per Lei il tratto essenziale della San Pietroburgo di Astvacaturov e in che misura questa immagine corrisponde alle Sue impressioni personali?

In Naked people troviamo la San Pietroburgo gelida, fredda in inverno e terribilmente afosa durante l’estate. È la città che si innalza sul mare, paragonata a un uomo, a un padrone, a un guardiano che la notte con occhio vigile controlla tutto intorno a sé nello splendore di luci e riflessi. È immobile, “sonnecchiante” e “assopita” ne Il museo dei fetidi. Il Palazzo d’Inverno, l’Ammiragliato, altre parti centrali spesso presenti nel testo pietroburghese vengono scorse solo di passaggio, durante una gita in pullman del protagonista-bambino. Le zone di Leningrado e di San Pietroburgo che più interessano ad Astvacaturov sono quelle meno centrali, sono gli interni degli asili, della casa dei nonni, i cortili, i vecchi chioschi di birra, il negozio di carni dove il commesso è ribattezzato dai genitori Osja Brodskij, o il reparto succhi di un grande negozio d’alimentari sovietico. I vagoni della metro, i vicoli, i passaggi bui e non le grandi arterie della città, così come gli interni con tutti i loro odori e fetori sono lo sfondo dominante nei primi due romanzi. Devo dire che da grande amante di San Pietroburgo, e soprattutto del suo volto più autentico e più quotidiano, leggendo e traducendo Astvacaturov spesso è stato come d’un tratto ripercorrere certi tragitti, rivivere determinate emozioni e sensazioni passate. L’immagine di San Pietroburgo è centrale nell’ultimo romanzo di Astvacaturov "Osen’ v karmanach" ("L’autunno nelle tasche", 2015) che tra l’altro sta per uscire in francese. Ma di questo in parte nuovo volto della città che ci presenta nel suo ultimo lavoro mi auguro di poter riparlare.

"1992. Мутное время". La descrizione degli anni 70, 80 e 90 corrisponde all’immagine della vita sovietica e russa che esiste (se esiste) in Italia?

Direi che entrambi i romanzi di Astvacaturov costituiscono uno strumento di grande approfondimento di certi aspetti della mentalità e della storia russa più recenti; in questo viaggio continuo che il protagonista effettua dal privato al generale e viceversa, soffermandosi su casi e semplici episodi della quotidianità, il lettore italiano potrà sicuramente farsi un’idea più chiara della vita sovietica e russa, così come di certi meccanismi perversi degli anni Novanta.

Quale dei numerosissimi personaggi del libro, ognuno dei quali rappresenta un certo “carattere” tradizionale della società russa di oggi (intellettuale, musicista, underground, maestra di scuola ecc.) Le è sembrato sorprendente, sconosciuto, nuovo?

Sono numerosi i personaggi che mi hanno affascinata e divertita. Con poche pennellate Astvacaturov crea dei ritratti che rimangono fortemente impressi nella mente, li visualizzi e inizi a ridere (penso al ritratto dello scrittore belga NN, del nuovo russo Tolik, o delle varie educatrici), o comunque non puoi restare indifferente. E questo riguarda solo l’esteriorità, attraverso la quale tuttavia già sono anticipati tratti del carattere che si confermeranno poco dopo. Tra i miei preferiti ci sono il filosofo postmoderno Pogrebnjak e l’amico d’infanzia Arci il cui padre, per non essere accusato di parassitismo, era stato costretto a farsi trovare un lavoro fittizio e così per anni sui suoi documenti continuò a risultare segretario di un illustre studioso anche dopo la morte di quest’ultimo!

Il secondo libro di Astvacaturov, "Skunskamera" (Il museo dei fetidi), è apparso in Italia contrariamente alla logica della sequenza, non dopo ma prima di Naked People. Secondo Lei, è importante leggere questi due libri nello stesso ordine in cui sono stati pubblicati in russo, oppure sono due libri assolutamente diversi?

Credo che l’ordine diverso di pubblicazione non compromette il piacere della lettura, anzi, se consideriamo che in realtà ne Il museo dei fetidi sono più numerosi gli episodi legati all’infanzia mentre in Naked people prevalgono quelli legati all’adolescenza e alla giovinezza, forse la scelta editoriale italiana è stata ancora più “logica”.

Lei potrebbe immaginare un film girato in base al romanzo Naked People? O è un testo puramente letterario, il quale, per trasformarsi in copione, dovrebbe essere seriamente modificato?

Un film.doc sì, con parti in biaco e nero alternate ad altre a colori, selezionando episodi da entrambi i romanzi e conservando quasi tutti i dialoghi, sulla vita di un intellettuale nato in Unione Sovietica e affermatosi nella Russia di oggi.

Il testo di Astvacaturov è talmente conciso, preciso, che alcune frasi sembrano essere fatte apposta per essere trasformate in citazioni. Ci citi per favore la Sua classifica delle citazioni migliori.

“I bambini sono importanti. I bambini sono il fiore della vita. Le giovani leve. I promotori del futuro. In breve, coloro nelle cui mani cadrà l’edificio da noi eretto.”

“Quel vecchio cassone ha un piede nella fossa. Da tempo gli segnano assenza ingiustificata al campo santo!”

“Il dispiacere può capitare che sia inaspettato. Ma una cosa imprevista non è mai sgradevole perché schiude sempre fonti d’immaginazione e porta piacere.”

“Il pubblico ama le bubbole.”

E infine due frammenti, molto diverse fra loro, il primo tratto da Naked people e l’altro da Il museo dei fetidi:

— E Tolik che fine ha fatto?
— Quale Tolik? — si meravigliò Principessa.
— Come quale? — mi meravigliai, a mia volta, io. — Il tuo Tolik. Il cognome, perdonami, l’ho dimenticato.
— Ah, Tolik... — Principessa fece un gesto con la mano a indicare che la cosa era chiusa. — Tolik è affogato.
— Affogato? — feci eco io.
— Ah-ah, un anno fa — fece un sorrisetto amaro. — Perché, non hai sentito dire niente?
— No, dopo tutte quelle storie, cercavo tutto sommato di stargli alla larga.
— Così è. Affogato. E per giunta non in mare, non in un lago, indovina un po’ dove?
— Dove?
— Nel cesso
— Cooosa?
— Nella dacia da Griša — specificò Principessa e bevve un sorso di birra. — La sera ci avevano dato dentro a bere.

“La vita non è una freccia, non è un cammino dal punto A al punto B. La vita in un libro deve apparire come un grappolo d’uva. <...> Alcuni [chicchi] saranno maturi, succosi. Altri furiosamente acerbi. Altri ancora stramaturi e già marci. E infine, ce ne saranno di così amari che sarà meglio sputarli subito, per non guastrasi lo stomaco. Ma perlomeno in questo modo sentirete l’autentica melodia dell’esplosione, e non il ticchettio dell’orologio.”

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