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Aleksandr Yusupov

It's Winter: videogioco capace di rendere eterno l’inverno russo

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Creato dal poeta moscovita Ilya Mazo e l’informatico Aleksandr Ignatiev, il videogioco ШХД:ЗИМА o It’s Winter in inglese diventa protagonista delle rassegne panoramiche digitali dei primi di marzo e può (non si sa se per davvero) diventare una nuova hit; ma il videogioco simulatore di vita senza scampo è solo la punta dell’iceberg.

Vi trovate dentro a un tipico appartamento ubicato al piano x di una palazzina a panelli della periferia di una città russa. Fuori è notte fonda e nevica; dentro c’è una radio e un televisore che si possono spegnere e accendere, un divano, una camera da bagno dove si può fare la doccia o mettersi in una vasca piena di acqua, una cucina con un frigo, un forno per fare una frittata e un tavolo. Tutto come nella vita normale; ma quando la realtà comincerà a ribellarsi? 

La risposta è «mai». In questo gioco, infatti, non succede mai nulla: si può accendere il forno e cucinare, si può anche bruciare il bollitore, si può uscire sul pianerottolo per buttare la spazzatura e perfino uscire fuori per fare due passi per una strada deserta e eternamente bianca che non va oltre i chioschi perennemente chiusi; tutto qui. Il lato malinconico è proprio l’assenza dell’azione, come nel noto romanzo di Dmitri Danilov Posizione orizzontale: Esco, cammino, dormo.

Uno dei creatori di ШХД:ЗИМА, il poeta Ilya Mazo

Il poeta Ilya Mazo, presentando il gioco, fa subito notare che It’s Winter si iscrive in un progetto molto più ampio e ambizioso. Include poesie, musiche, performance con al centro l’inverno russo. Ilya Mazo parla di un’espressione poetica plurivalente, e in effetti il progetto lo è: attraverso le infinite «tempeste di neve» della letteratura russa si è arrivati alla fine alla quiete invernale, la quale si rivela più che mai terrificante. 

Poco prima dell’uscita del gioco, a gennaio del 2019 Ilya Mazo ha pubblicato anche un album dallo stesso titolo; sulla sua pagina VKontakte il poeta ha inserito un elenco di temi (che compaiono nelle sue poesie) come quello «delle guance infiammate, delle cupole nere, del cappello che scende sugli occhi, della mamma, di ciò che diventerai quando morirai, del velo e dei brillanti, del piccolo buco nel cuore, della musica con le lucine, dell’avaro e dell’ubriaca, della taverna e del cielo grigio senza sfondo. È una testimonianza». Nel gioco, dalla radio si sente la voce di Alyona, «spirito digitale dell’inverno»; il brano che lo spirito legge è tratto da una delle canzoni dell’album. O, meglio, più che canzoni sono poesie avvolte in una musica psichedelica, monotona e fa volare contrariamente a tutte le leggi della fisica. L’album precedente, «Predmetelnye Dni» (Giornate alla vigilia delle tempeste), aveva capacità identiche.

L’inverno russo, pur essendo già diventato un brand, resta un angolo dell’inconscio enigmatico e impercettibile. Si può parlare all’infinito delle direzioni da prendere per diventare meglio di quello che siamo, ma una volta all’anno piomba la stagione che fa sparire tutte le strade sotto una coltre candida che azzera tutti gli sforzi intrapresi in precedenza; sarebbe meglio se la Russia fosse popolata dagli orsi, quelli almeno d’inverno riescono a dormire. Noi invece non dormiamo, essendo tutti protagonisti del gioco senza scopo che mette i puntini sulle i: vivere una vita non è attraversare un campo, perché questo campo velato di neve non può essere mai attraversato, soprattutto perché, citando una delle poesie di Mazo, «ovunque tu metta il piede, perderai l’equilibrio» («куда ни шагнешь - оступишься»).

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