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Aleksej Nikitin:

Aleksej Nikitin: "L'idea è più forte dell'elemento materiale e la letteratura non può ignorarlo".

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Intervista: Chiara Munerato

Se la vita è un gioco, Istemi è un libro d’istruzioni; oppure una cronaca di un gioco che ha sopravvissuto al crollo dell'Unione Sovietica per essere ripreso nell'Ucraina dell'inizio del terzo millennio. Scrittore di lingua russa, ma di nazionalità ucraina, Aleksej Nikitin appartiene a quella generazione cresciuta a Kiev al tempo dell'URSS e che nel momento dell’indipendenza dell'Ucraina (1991) e della rottura col potere sovietico, ha dovuto adattarsi ai cambiamenti socio-economici del paese. Tutto ciò è riflesso nella scrittura dell’autore e nelle meravigliose descrizioni della città, che dal 1984 al 2004 (questo è infatti lo spazio temporale di Istemi) si trasforma pesantemente. Inoltre, il lettore si troverà di fronte a cinque ragazzi che per ovviare alla noia inventano un gioco di strategie politiche. Ma nella paranoia dei servizi segreti sovietici il gioco viene frainteso, interpretato come vero e sull'alternanza tra fantasia e realtà si innesta il tema dell'amicizia e del tradimento fra i protagonisti.

Abbiamo incontrato Aleksej Nikitin durante la presentazione dell'edizione italiana del suo romanzo Istemi (Voland, 2013) in occasione dell'evento Pordenonelegge.

C.M. Aleksej, prima di tutto ci racconti un po' di Lei. Di cosa si è occupato prima di dedicarsi alla scrittura e quando ha iniziato a scrivere?

A.N. Ho iniziato a scrivere prima di occuparmi realmente di qualcosa. Probabilmente ero ancora al secondo anno di università e al mio primo libro ho lavorato a lungo: lo componevo nella mia mente, in versi, mentre passeggiavo per la città, lo cambiavo e lo reinventavo. Ed è rimasto nella mia mente per i cinque anni successivi, durante i quali sono stato nell’esercito e ho lavorato. Ho terminato l'università nel 1990, nel momento in cui in Ucraina iniziavano i processi di rottura con l'Unione Sovietica. Non ho mai lavorato come fisico, mi sono occupato di business per circa dieci anni, poi ho venduto tutto e sono diventato giornalista. Allo stesso tempo continuavo a scrivere e nel 2000 è uscito in Ucraina il mio primo libro, che ha vinto il Premio Korolenko, assegnato dall'Unione degli Scrittori Ucraini. Ma avevo capito che se mi occupavo del lavoro, non mi restava il tempo di scrivere, e se mi mettevo a scrivere, non c'era tempo per il lavoro! Dovevo scegliere qualcosa, non potevo stare con due piedi in una scarpa.

Ora parliamo del romanzo. Il protagonista Aleksandr nel gioco prende il nome di Istemi, governatore del khanato di Zaporož. All'inizio del libro, Aleksandr racconta in modo prolisso la storia di Istemi e afferma: "A volte io stesso lo temevo". Che cosa rappresenta Istemi per Aleksandr? Lo si può definire il suo alter-ego?

Istemi è la parte risoluta, decisa, severa di Aleksandr, visto che lui è un personaggio piuttosto mite, che si rassegna alla situazione. Istemi è il suo lato duro, che a volte lo guida o addirittura lo "sorpassa", esce in primo piano e prende l'iniziativa.

Nel libro Aleksandr ricorda così il momento dell'arresto: "…la consapevolezza dell'assurdità di quanto mi stava accadendo […] si trasformò in una situazione di angosciosa realtà…". Più di una volta i critici hanno sottolineato l'ironia della Sua scrittura nei confronti del KGB e della sua paranoia, della sua incapacità di distinguere la realtà dalla fantasia. Il caso di Istemi è frutto della sua invenzione o fatti di questo tipo potevano accadere realmente in Unione Sovietica?

Ovviamente è presente un elemento di finzione, ma ci tengo a sottolineare che il romanzo ha dei riferimenti molto realistici, anche se la maggior parte dei critici, non solo italiani, l'ha considerato un lavoro di fantasia. Episodi di questo tipo accadevano veramente. Negli anni '70 all'Università di Kiev alcuni studenti immaginarono per gioco di dividere l'Ucraina in regni da loro inventati, ma una volta scoperti, furono espulsi dall'università, arrestati e interrogati. In quegli anni in Ucraina il controllo su tutto ciò che si faceva o leggeva era molto forte, presente. Io conoscevo due dei ragazzi che erano stati arrestati e, parlando con loro quando furono rilasciati, venni a conoscenza di molti particolari, che ho voluto riflettere molto fedelmente nel romanzo. Inoltre, in Ucraina la paura dei servizi segreti e del controllo sovietico non dico che fosse maggiore rispetto a Mosca o a San Pietroburgo, perché tutti avevano paura, e non solo del KGB, però la situazione ucraina era particolare, perché accanto ad una dissidenza politica ne esisteva una nazionalista. Per coloro che simpatizzavano in qualche modo con l'idea ucraina esisteva la definizione di "nazionalista ucraino borghese" e ciò portava i sovietici a tenere d’occhio Kiev più di altre città o del Baltico.

La categoria del tempo pervade il romanzo, costruito sull'alternanza fra il 1984 e il 2004. I protagonisti devono gestire un passato molto pesante, difficile e a distanza di vent'anni non se ne sono ancora liberati. Il passato influisce costantemente sul presente, tanto che quasi alla fine Nataša dice: "…il tempo sembra essere più sottile di un foglio di carta. È bastato premere un po' ed ecco che il passato si è fatto vicinissimo. Forse il tempo non esiste, forse è solo una nostra invenzione?". Lei crede che il tempo influisca davvero sulle azioni dell'uomo? Oppure è l'unica categoria che permette all'uomo di fare ciò che vuole, quando vuole?

È vero, il gioco di Istemi arriva ad influire sulla vita, le relazioni e i comportamenti delle persone, anche vent'anni dopo. Era proprio questo il tema che mi interessava – come una fantasia possa modificare la realtà. In Ucraina e in Russia questo fenomeno è particolarmente evidente: le idee rimangono anche se sono diventate obsolete, vecchie; continuano ad influenzare la gente e la coscienza collettiva a distanza di anni. L'idea è quindi qualcosa di forte, più forte dell'elemento materiale, e la letteratura non può ignorare questo fatto. Per quanto riguarda il tempo – è una bella domanda. Il tempo è davvero qualcosa di strano: sembra che le cose, le persone siano talmente lontane da non essere nemmeno accadute, ma all'improvviso può comparire una persona o può succedere qualcosa che ci fa capire quanto ciò ci sia stato sempre vicino. È una categoria in cui passato, presente e futuro sono molto più vicini di quanto possa sembrare.

Sullo sfondo del romanzo troviamo la città di Kiev, che gioca un ruolo importantissimo nella trama. Lei dichiara sempre, nelle sue interviste, di amare molto questa città. Com’è cambiata dagli anni '70-'80 ad oggi?

Kiev è la mia città, una città bellissima e antichissima, descritta tante volte da molti autori, come Bulgakov o Nekrasov, per dirne alcuni. Ma l'ultima volta che Kiev è stata descritta in un libro risale forse agli anni '60 e non ricordo nessun autore che abbia descritto la Kiev di oggi. Negli ultimi venti, trenta, addirittura cinque anni, la città è cambiata e cambia in continuazione, non solo nell'architettura, ma anche nel modo di parlare e di vivere. Io sono uno scrittore di Kiev, conosco la città, ci sono nato e per quattro generazioni, che io sappia, la mia famiglia ci è vissuta. Quindi la voglio rappresentare in tutti i miei libri. La Kiev di Istemi è un po' uggiosa, grigia; io l'ho descritta nel 2004 e sicuramente ad oggi è cambiata ancora. Arrivano tante persone nuove, o dalle province, o da paesi più ricchi, e questi pensano di poter imporre il loro stile e la loro mentalità grazie ai soldi. Per noi ucraini Kiev è una città mite e anche la gente è molto buona; di sera, lungo la strada principale, si incontrano tanti musicisti e l'atmosfera è allegra. Con gli amici si scherza, e diciamo che se i bolscevichi avessero permesso tutto questo sarebbero ancora al potere!

Il personaggio di Nataša Bielokrinickaja compare poco nel romanzo e si può addirittura pensare che abbia un ruolo marginale. Ma non è così – gioca un ruolo fondamentale. Com’è stato concepito il suo personaggio?

Sa, una delle prime recensioni di Istemi è stata scritta da Viktor Toporov, critico molto conosciuto, perspicace, che purtroppo è mancato poco tempo fa, e lui ha scritto che in via di principio con Istemi avrei potuto fare di più. Se io scrivessi Istemi adesso, dopo dieci anni, farei sicuramente di più e riscriverei meglio alcune linee, aggiungerei altro materiale. Nataša è una delle linee che svilupperei senza ombra di dubbio: in lei si nasconde un buon potenziale e avrei potuto renderla più interessante. Ma Istemi è un libro breve, ho seguito altre esigenze e criteri. Si tratta di una possibilità che non è stata sfruttata e succede sempre che qualcosa poteva avvenire, ma non è successo e poi ci si pensa a lungo: come sarebbe stato se… E questo è il caso di Nataša.

Il tema principale del romanzo è quello dell'amicizia e del suo tradimento. Perché Le era caro proprio questo tipo di rapporto umano?

Il tema dell'amicizia va di pari passo con quello del tradimento, questo è ciò che mi interessava perché il tradimento avviene sempre per un motivo, come negli esempi storici più noti: Cesare e Bruto, Caino e Abele. L'amicizia in sé è un sentimento dolce – ci si trova, si va a cena, si beve il tè insieme, ma è il momento del conflitto che è interessante. Succede sempre che gli amici ti tradiscano; a volte te ne accorgi, a volte pensi che vada tutto bene e invece ti hanno già tradito.

Nel romanzo l'ex-ufficiale del KGB Sinevusov e il protagonista Aleksandr parlano di Dostoevskij e dei Fratelli Karamazov. Aleksandr afferma che la verità del romanzo di Dostoevskij è "la verità del nostro tempo, che non crede in niente e nessuno". Perché ha scelto proprio i Fratelli Karamazov e cosa intendeva dire con il verbo "credere"?

La frase di cui parla può essere intesa in senso stretto, all’interno del discorso fra Sinevusv e Davydov su Dostoevskij: Sinevusov non crede alle parole di Smerdjakov prima della morte, non crede a Dostoevskij come autore di Smerdjakov. Sinevusov fa riferimento a Dostoevskij due volte e si contraddice. Prima lo definisce "geniale", poi "un debole e un codardo". Non credere a nessuno e ingannare gli interlocutori è la sua professione e l’epoca in cui viviamo oggi è per molti versi l'epoca dei Sinevusov. Ma la si può vedere anche in modo più ampio: SInevusov sa da molto tempo delle cose di Kuročkin che Aleksandr non sa. A differenza di Smerdjakov, Kuročkin è ricco ed affascinante, ma non per questo smette di essere uno Smerdjakov. Quindi sulla frase riguardo alla verità del nostro tempo si può sentire bene il tema del finale, in cui viene svelato il tradimento di Kuročkin. Il tema dell'amicizia mi piace perché il rapporto, lo scambio emozionale fra persone vicine è l'unica cosa che ci scalda in questo mondo inospitale. Ed è per questo che il tema del tradimento, della fiducia tradita, è così importante per me.

Lei è ucraino e vive in Ucraina, ma scrive in russo e pubblica in Russia. Come convivono nel paese le due entità linguistiche e qual è la situazione della letteratura ucraina contemporanea? L'ambiente letterario ucraino è molto diverso da quello russo?

È semplice, ognuno scrive nella propria lingua. Come Bulgakov, io sono di madrelingua russa e scrivo in russo. L'Ucraina è un paese bilingue, esistono la lingua russa e quella ucraina, ma tutti le capiscono e le parlano entrambe. Potrebbe apparire come una situazione di concorrenza; in realtà conoscerle entrambe è un vantaggio. Negli ultimi due anni in Ucraina si è tenuto un dibattito fra gli scrittori sulla necessità di trovare dei valori comuni ad entrambe le entità, anche per capire quale può essere il ruolo della lingua russa nella letteratura ucraina. Io sono a favore della lingua russa perché non dobbiamo pensare che sia stata importata dalla Russia in Ucraina, bensì il contrario: l'Ucraina è la culla vera e propria della lingua russa. Il grande Lomonosov ha pubblicato la sua grammatica in Ucraina, ha sviluppato la lingua russa, che da qui si è espansa. Nelle discussioni con i miei amici dico sempre che il russo è un prodotto "made in Ucraina". Per quanto riguarda l’ambiente letterario russo, conosco un po' meglio i critici per via delle recensioni ai miei libri o ai libri di altri autori, mentre conosco poco il pubblico russo. In Ucraina ho ben presente chi sono i lettori, mentre i ciritici…sì, ci sono critici bravi, giovani, ma ci sono anche tanti osservatori, opinionisti che scrivono recensioni brevissime, ma non sono critici. Il critico cerca le tendenze, i legami interni alla letteratura, trova sempre degli autori giovani che nessuno conosce e li promuove. Gli ucraini leggono attentamente ciò che viene dalla Russia, ma mancano critici forti, perspicaci. Possono esserci, e ci sono, degli autori sparsi che in qualche modo s'incontrano, ma la letteratura ha sempre bisogno di un profondo contributo critico.

In Russia l'anno scorso è stato pubblicato anche il Suo libro Mahjong. La trama verte sulla ricerca del terzo volume delle Anime Morte di Gogol'. Che cosa ci può raccontare di questo romanzo? In cosa si differenzia da Istemi? C'è stato un cambiamento nel Suo stile?

Mahjong è un romanzo molto strano. Mentre con Istemi mi era chiaro cosa stava accadendo, con Mahjong ad un certo punto mi sono dovuto fermare. Nella trama, i due protagonisti si trasferiscono in Kazakistan, ma quando devono tornare – il primo torna, l'altro non ne ha voglia. Per due anni ho cercato di riportarlo a Kiev, ma niente! È rimasto in Kazakistan ed è diventato uno sciamano! Che ci posso fare? Io non volevo, ma così è stato! Mahjong è un libro strano, a più livelli, avrei preferito che fosse più semplice…Ci ho lavorato a lungo, con grandi intervalli. Non tutto è come l'avevo pensato; è un romanzo che si è sviluppato da solo. Il romanzo successivo, Victory Park (il titolo scelto da me era Park Pobeda, ma forse l'editore lo intitolerà Victory Park ed è così che se ne parla in Internet) è un romanzo più logico, la continuazione logica di Istemi: ci troviamo sempre a Kiev nel 1984, però il romanzo è quattro volte più grande di Istemi. E lo stile, sì, cambia, ma a volte mi sorprendo a pensare: "Come si può parlare di professionalità nella scrittura, se in un attimo tutto può interrompersi e potresti non scrivere più niente, assolutamente nulla?". Adesso sto lavorando ad un nuovo romanzo, ma per me scrivere è difficile, è dura. Ci sono autori che scrivono senza fermarsi mai, e io li invidio!

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