IL LIBRO DELLA SETTIMANA
Alessandro Baricco. Emmaus. Feltrinelli, Milano, 2009.
Autore finalista della Ia edizione del Premio Gorky
Incipit
La spider rossa fece un'inversione e accostò davanti al ragazzo. L'uomo alla guida manovrava con molta calma, e sembrava di non avere fretta, né pensieri. Portava un berretto elegante, la macchina era scoperta. Si fermò e, con un sorriso ben fatto, disse al ragazzo Hai visto Andre?
Andre era una ragazza.
Il ragazzo capì male, capì che l'uomo voleva sapere se l'aveva vista in generale, nella vita - se aveva visto che meraviglia che era. "Hai visto Andre?" Come una cosa tra uomini.
Così il ragazzo rispose Sì.
E dove?, chiese l'uomo.
Dato che l'uomo continuava ad avere una specie di sorriso, il ragazzo continuò a capire le domande in modo sbagliato. Così rispose Dovunque. Poi gli venne in mente di essere più preciso, e aggiunse Da lontano.
L'uomo allora fece sì con la testa, come a dire che era d'accordo, e che aveva capito. Continuava a sorridere. Stai in gamba, disse. E ripartì, ma senza tirare le marce - come se non avesse mai avuto bisogno di tirare le marce, in vita sua.
Quattro traverse più in là, dove un semaforo lampeggiava inutilmente nel sole, la spider rossa fu travolta da un furgoncino impazzito.
Va detto che l'uomo era il padre di Andre.
Il ragazzo ero io.
Era tanti anni fa.
© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
© 2009, Alessandro Baricco
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GALINA DENISSOVA
“Chi ha iniziato a morire non smette mai di farlo”
Alessandro Baricco, che si è cimentato in una vasta gamma di generi culturali e ha sempre sostenuto la causa di un’assoluta libertà dell'immaginazione, non smette di sorprenderci. Il suo ultimo romanzo - Emmaus - si presenta con i risvolti di copertina completamente bianchi e, in un certo senso, si discosta da altri libri di questo autore, pur manifestando la consueta densità di contenuti, maestrìa stilistica e ricercatezza significativa. La penna di Baricco, insomma, rimane sempre sicura.
Sarebbe fuorviante cercare di proporre una lettura sintetica di Emmaus perché la sua trama di per sé è abbastanza irrilevante. Il nome della città e l'epoca in cui è ambientata la storia non vengono specificati, eppure si può facilmente intuire che ci troviamo a Torino. Quattro cattolici di diciasette-diciotto anni, di famiglie medio-borghesi, conducono la loro vita dentro una metaforica palude, fatta di dolore represso e quotidiane censure, una vita piena di parole prive di significato:
“Quando noi invece – sarebbe corretto dire che il tragico non ce lo possiamo permettere, forse un destino nemmeno – i nostri padri e le nostre madri direbbero che non ce lo possiamo permettere ...> Disponiamo di destini misurati, come in conseguenza di un misterioso precetto di economia domestica. Così, tagliati fuori dal tragico, riceviamo in eredità la bigiotteria del dramma – insieme all'oro zecchino della fantasia” (pp. 29, 30).
Tuttavia, a un certo punto questi giovani si accorgono dell'esistenza di una dimensione irrimediabilmente diversa, fatta di piacere e di divertimento, dove però le parole “dolore” e “morte” hanno un significato preciso. A simboleggiare quest'“altro” mondo che segue la logica di una geometria impazzita, è Andre (molto bella ovviamente). Poco alla volta l'Assurdo comincia a infiltrarsi nell'universo basato sul buon senso, e tutte le regole e certezze prestabilite crollano come un castello di sabbia, seppellendo anche gli schemi in cui i ragazzi “per bene” sapevano muoversi. A restare è la voce dell'Io narrante che vede tutto, ma non è in grado di comprendere nulla, di niente e in nessun momento:
“Cuori piccoli – li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo – fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso. Per questo conosciamo l'avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo – perenne scoperta tardiva” (p. 62).
Emmaus è un romanzo di formazione che vuole esplorare i lati oscuri e impenetrabili della natura umana e, al tempo stesso, analizza in modo spietato il contesto sociale in cui è collocato. Con questo libro Baricco lancia una sorta di sfida, visto che il tema trattato è stato più volte esplorato in ambito narrativo (da Aldo Nove, Niccolò Ammaniti, Simona Vinci o Isabella Santacroce, per citarne solo alcuni), e riesce a colpire, soprattutto con la drammaticità che rende il romanzo straordinariamente sincero e, forse, più “vero” rispetto alle opere precedenti dello scrittore. Perché le questioni sollevate in Emmaus sono universali e riguardano tutti noi, che procediamo per lampi senza percepire tante cose intorno. L'Oscurità delle nostre vite, comunque, è piena di Luce. Infatti, Baricco prova a convincerci che in realtà basta imparare a vederla.
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Biografia dell'autore
Alessandro Baricco è nato a Torino nel 1958. Dopo una laurea in filosofia e un diploma in pianoforte al conservatorio, si occupa di critica musicale e nel 1988 esordisce con un libro dedicato a Rossini. A partire dall’inizio degli anni ‘90 comincia a pubblicare le sue opere di narrativa: Castelli di Rabbia (1991), Oceano mare (1993) e Novecento. Un monologo (1994). Nel 1994 fonda a Torino la scuola di scrittura Holden. Nel 1996 esce Seta, nel 1998 City, nel 2002 Senza sangue e nel 2005 Questa storia. Oltre ad essere autore di saggi e testi teatrali, ha realizzato un film da regista (Lezione ventuno, 2008) e ha curato la sceneggiatura del suo romanzo Seta per la trasposizione cinematografica.
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Altri LIBRI DELLA SETTIMANA:
- V. Nabokov. L'originale di Laura. Adelphi, Milano, 2009
- Tiziano Scarpa. Stabat Mater. Einaudi, Torino, 2008
- Anton Utkin. Krepost' somnenija (La fortezza del dubbio). AST, Astrel', Poligrafizdat, Mosca, 2010
- Erri De Luca. Il peso della farfalla. Feltrinelli, Milano, 2009
- Boris Akunin. Ves' mir teatr (Il mondo è un teatro). Zakharov, Mosca, 2010
- Antonio Scurati. Il bambino che sognava la fine del mondo. Bompiani, Milano, 2009
- Vladimir Sorokin. Den' opričnika (La giornata di un opričnik). Zakharov, Mosca, 2007
- Moni Ovadia. Il conto dell'ultima cena. Einaudi, Torino, 2010

